
Il dipinto fu eseguito nel 1867 dall’artista, di origine pavese ma di fama internazionale, Tranquillo Cremona, esponente di spicco della Scapigliatura lombarda.
L’opera ritrae un giovane rampollo dell’alta borghesia, identificabile con Nicola Massa. Il soggetto, semidisteso su una poltrona avvolta entro un prezioso tessuto, è ripreso di tre quarti e occupa il primo piano della composizione lasciando intravedere, al di là di un ricco tendaggio, uno scorcio di natura. La scelta per il dipinto del formato ovale, la posa in diagonale del ritrattato e l’invadenza degli elementi tessili rendono incerta la contestualizzazione della scena.
Il personaggio ritratto è colto in un momento di pacata agiatezza: il busto e le gambe accavallate rivolte verso destra, il capo leggermente ruotato verso lo spettatore, le braccia abbandonate lungo il corpo, la sigaretta accesa in bilico tra le dita della mano sinistra, priva del guanto ancora indossato nella destra. Il volto del giovane, colpito da una fredda fonte luminosa proveniente da sinistra, mostra una compassata indifferenza nei confronti dello spettatore, al quale sembra risultare del tutto estraneo. L’espressione distaccata non lascia trapelare alcun sentimento, ma al tempo stesso trasmette un’intensità magnetica.
Lo spazio e il tempo sembrano essersi fermati nell’avvolgente piacere di un momento di dissoluta tranquillità che denota il lusso della vita del giovane. La stesura pittorica grazie alla pastosità dei colori realizza sulla tela il disfarsi dei contorni creando un’atmosfera avvolgente. La capacità straordinaria dell’artista è evidente nella resa del pulviscolo dell’ambiente, del fumo della sigaretta ancora accesa, nonché nella qualità tattile dell’abito in velluto.
Le dandy, Le peintre de la vie moderne, Charles Baudelaire
L’ uomo ricco, ozioso, che ha come unica occupazione quella di correre sulla pista della felicità, che non professa altro mestiere se non l’eleganza, avrà sempre, in ogni epoca, una fisionomia distinta.
Questi esseri non hanno altro stato che quello di coltivare l’idea del bello nella propria persona, di soddisfare le proprie passioni, di sentire e di pensare.
Cos’é allora questa passione? Essa è prima di tutto l’ardente bisogno di crearsi un’originalità; è una specie di culto di sè, è il piacere di stupire e la soddisfazione orgogliosa di non essere mai stupiti. Il carattere di bellezza del dandy consiste soprattutto nell’aria fredda che nasce dall’incrollabile risoluzione di non essere commosso; si direbbe un fuoco latente che si lascia appena scorgere, che potrebbe ma non vuole ardere.